Intervista a Michela Giraud

Abbiamo chiuso Michela Giraud (Comedy Central) in una stanza con Riccardo (Stand Up Comedy Italia) che l’ha torchiata per estorcerle informazioni. Quello che non poteva immaginare, è che il problema non sarebbe stato farla parlare, ma farla smettere. Ecco il verbale integrale del suo interrogatorio.

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Raccontaci: Chi sei? Cosa fai? Sono Michela Giraud ho 28 anni. Due anni fa ho deciso di abbandonare tutte le mie attività accademiche e “borghesi”. Ho lasciato un lavoro d’ ufficio e una laurea in storia dell’arte, per provare a diventare una comica e una attrice.
Mi sto diplomando nel Master di Sceneggiatura e Drammaturgia all’Accademia Silvio D’Amico, ho lavorato presso Colorado, nel programma di Saverio Raimondo Comedy Central News (dove lavoro tutt’oggi) , Natural Born Comedians di cui a breve partirà la seconda stagione e Sorci Verdi il programma di J-Ax, mentre adesso sono impegnata in uno Stage per un programma comico della Rai.

Quando hai capito di essere divertente? Fin dalle elementari, facevo ridere gli altri bambini, volevano stare con me.. O almeno così ho sempre creduto, io li obbligavo..No, scherzo, devo ammettere che alle medie ho iniziato a dare il meglio di me.
C’era una supplente di cui non dirò il nome che amavamo torturare durante la lezione. Una volta si spazientì perché avevamo gridato con una mia compagna “tutti al mare, tutti al mare a mostra le chiappe chiare e (nome della sventurata) in mezzo al mare”, ma tutto ciò lo facevamo prima che decidessimo di cantare le canzoni della Disney durante le lezioni.

Michela Giraud
in gioventù

Poi c’era invece la mia prof d’italiano che indispettivo di proposito: ai tempi andava di moda tra le varie agende il “sottobanco”, io avevo comprato l’edizione più grossa, mi piaceva ergerlo a mò di muraglia sul banco assieme a vari astucci e diari dei miei compagni, in modo che lei esclamasse “eh – eh Michela leva quel baluardo”, godevo nel sentir pronunciare quella parola.
Immediatamente dopo poi organizzavo un “concerto” di suoni che la infastidivano così minuziosamente concepito: strusciavo la sedia avanti indietro, aprivo lo scotch, tossivo, cliccavo le penne, e infine mi nascondevo sotto il banco suonando note a caso con il flauto e solo a quel punto lei esclamava “eh eh, Michela, metti via quell’ocarina” e solo a quel punto sapevo di aver raggiunto il mio obiettivo.
Non gliel’ho mai detto e glielo dico ora: scusa professoressa Anna.

Chi sono i comici che ti hanno influenzato di più? Durante l’infanzia le mie fondamenta comiche sono state: la Galappa’s Band (e conseguentemente tutti i comici di Mai dire Goal, Mai dire Banzai) i programmi della Dandini con annessi fratelli Guzzanti, Neri Marcorè, Daniele Luttazzi, Jenny Mc Carty, Andy Dick, Pets (programmi su MTV) Gioele Dix, Paola Cortellesi, Paolo Migone, Lucia Ocone, Lillo e Greg, Renato Pozzetto, Paolo Villaggio, Carlo Verdone e i primi Vanzina. Per la mia maturità comica sono stati importanti: Stefano Vigilante, Saverio Raimondo (a entrambi devo tutto), Francesco De Carlo, Edoardo Ferrario, Giorgio Montanini, Filippo Giardina, Velia Lalli, Mauro Fratini, Pietro Sparacino, Daniele Fabbri tutto il gruppo di Satiriasi in sostanza che ho sempre seguito con ammirazione e dedizione, ricordo che quando andai per la prima volta alla Locanda Atlantide mi dissi “Uao”, e poi niente perché parlo da sola solo in macchina.
Ci tengo a sottolineare che ammiro molto i miei colleghi di Natural Born Comedians che per me sono sempre fonte di confronto e ispirazione: Nicolò Falcone, Daniele Lanzillotta, Martina Catuzzi, Stefano Rapone, Stefano Gorno, Renato Minutolo, Gabriele Antinori, Francesco Frascà, Daniele Tinti e Luca Ravenna, e, anche nella seconda edizione di questo programma ho incontrato dei colleghi validissimi con cui ho iniziato a esibirmi anche nel Nord Italia.
Infine tra gli americani e gli inglesi sicuramente: Woody Allen, Louis C.K e Amy Schumer, Ricky Gervais, i Monty Python (che ho avuto occasione di vedere dal vivo), sicuramente questi sono solo alcuni, tra moltissimi altri che in questo momento non ho nominato.

Come crei le tue battute. Come le perfezioni? E’ un segreto. No, la verità è che non so scrivere le battute, ma non ditelo a nessuno. Di solito scrivo tutto quel che mi passa per la testa, come se fosse un racconto poi, dopo, lo riassumo per punti o per parole chiave e vedo dove ci sono i gli “appuntamenti” più divertenti.
Una volta individuati li “sgrezzo”: scambio le parole, taglio e cerco di azzeccare “headline” e la “punchline” dando una struttura alla battuta, spesso non ci riesco, chiudo tutto mi deprimo e mi metto a fare altro (balletti, panino,) o guardo altri video di comici per sbloccarmi.
Dopodiché provo a scriverne quante più versioni possibile e faccio fuori le peggiori, finché non ne lascio una o due. Sostanzialmente il mio stile è molto emotivo, definirei i miei pezzi come frammenti di cuore e disagio (tiè).

Descrivici un tua giornata tipo di lavoro. La mattina la passo in biblioteca al pc, cercando la totale concentrazione, (la totale concentrazione è un parto arriva almeno dopo due ore, forse nella giornata non arriva mai) e cerco di scrivere il mio monologo, ne calcolo il tempo, lo faccio leggere ad altre persone, lo rileggo, lo interpreto. Ed infine lo provo sul palco, quando ho occasione mi cimento negli Open Mic di Roma, Milano, Bologna o Torino.

Qual è la cosa che ti piace di più di questo lavoro? Qual è la cosa che ti piace di meno? Quello che mi da più soddisfazione sono le battute che funzionano. Far ridere le persone che a fine spettacolo mi ringraziano per averli fatti ridere, per essere entrata in contatto con loro, è una cosa che mi genera un’adrenalina pazzesca, la notte non dormo.
michela-giraud-natural-born-comedianMa non dormo nemmeno quando le serate vanno male, insomma non dormo comunque. Ecco direi che la cosa che mi piace meno è quando c’è il gelo in sala, è la sensazione che ti fa venire voglia di stare chiuso in casa una settimana a piangere e non salire sul palco mai più, ma per fortuna poi passa.
Un’altra cosa che mi piace meno è la “guerra tra colleghi”, mi sembra inutile e controproducente, già faccio fatica a fare il mio lavoro, non posso pure perdere tempo a schivare una frecciatina o un sabotaggio. Inutile e dannosi trovo anche fare dei lunghissimi “discorsi teorici” intorno alla comicità, io ritengo che la comicità sia come il sesso, se ne parli invece di goderne non la stai facendo, la stai uccidendo.

Quali mezzi utilizzi per la tua promozione? Quali sono i più efficaci? Come promozione uso Facebook twitter e instagram. A volte esagero lo so, ma mi diverto troppo. La cosa peggiore è la presa di coscienza: mi è capitato di vedere le home degli altri strapiene di miei post e pensare “mio Dio ammazzatela”, e poi successivamente “mio Dio, ma i post sono miei” e capisco perfettamente chi smette di seguirmi.
Anche se so che è sbagliato, non uso molti video e non ho un canale YouTube che sono ovviamente i mezzi più efficaci. Per me è un po’ un blocco psicologico, l’idea di mettersi in pasto al web e ai commenti di tutti ancora mi spaventa. Ammiro molto chi tra amici e colleghi riesce a gestire questi mezzi con disinvoltura costruendoci sopra una carriera, ( sembro na vecchia, lo so) e, anzi, spero che uno di loro mi convinca a disinibirmi da questo punto di vista, ringrazio in particolare chi mi ha coinvolto nei suoi lavori come Claudio Colica.

Hai mai avuto un momento di illuminazione nella tua carriera in cui le cose hanno cominciato a funzionare? Se si, quando e perché?
Sto ancora aspettando 🙂

Cosa crea una buona performance? E una cattiva performance? Per una buona performace aiutano: luci adeguate, un ambiente soffuso, un buon impianto audio tutto ciò che permette una fruizione perfetta di ciò che si dice al parte del pubblico, bisogna cercare di stare sul palco sicuri quanto il più possibile per non veicolare mai una sorta di disagio o paura di non essere pronti (con la quale convivo costantemente).
Una cattiva performance è l’assenza di tutto questo, certo poi, banalmente se chi viene a vedere una serata comica non sa di essere a una serata comica e continua a farsi i cazzi suoi chiacchierando e urlando una birra a un cameriere che ti dà pure le spalle, i giochi si fanno più difficili, ma non impossibili ;-).

Cosa sai ora che avresti voluto sapere all’inizio della tua carriera? Cerchererei di essere più calma ed avere meno fretta. Non mi farei coinvolgere troppo dalle opinioni degli altri e lascerei perdere presto le persone che non mi stimano per evitare di perdere tempo. Mi sussurerei: “fidati di te stessa, perchè il tempo ti darà ragione. Dedica il giusto tempo a seguire i consigli di chi si merita la tua attenzione. La paura del palco è una malattia che si guarisce solo con il palcoscenico e l’esperienza, e bisogna sempre essere connessi con il “qui” ed “ora”. Per il resto, niente, questo è un mestiere che si impara facendolo, non ci sono santi, quindi sbagliare, piangere, correggersi, godere e sbagliare ancora e ricominciare tutto.

È più importante talento, tempo o tenacia? Sicuramente la tenacia, per me è al primo posto. Poi talento ed infine tempo. Io, ad esempio, mi ritengo una persona molto tenace, ci sono stati momenti in cui ho fatto delle serate veramente brutte, ma sapevo che dovevo resistere, tirare avanti e capire dove avessi sbagliato per poi ripartire.

Cosa trovi eccitante del panorama della stand-up italiana di oggi? Siamo tanti, non ancora “troppi”, e diventeremo sempre di più a necessitare salire su un palco e dire quello che si vuole, mio dio, non è già eccitante di per sé questo?

Quale pensi sia il futuro della comicità stand-up in Italia? Per com’è fatto questo paese mi aspetto che la comicità stand-up non riuscirà a raggiungere velocemente, in termini di risultati ed audience, la comicità ” tradizionale”, ma chi lo fa con questo precipuo obiettivo secondo me attua una contraddizione in termini. Non credo che scardineremo con facilità abitudini che fanno parte della nostra tradizione, questo è un paese curioso, ma non è un paese libero, per quanto riguarda alcune cose da Galileo ci siamo mossi poco.
Tuttavia il bisogno di potersi esprimere liberamente è sempre più pressante, sento i ragazzi scalpitare, ribellarsi desiderare non tanto qualcosa di nuovo ma quanto qualcosa di “altro”, e questo “altro” si creerà. Nel mondo c’è posto per tutti, e ci sarà anche per la stand up, ne sono certa, basta avere pazienza.

Che consigli daresti a qualcuno che comincia ad affacciarsi al comedy business? Ma la domanda è, sono in grado di poter dare dei consigli? Far scorta di tanta umiltà e investire il proprio tempo e le proprie energie nel salire sul palco più spesso possibile, il confronto con gli altri, con il pubblico ma soprattutto con sé stessi è fondamentale.

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